A tu per tu con Gianluca Borgna, direttore del Grand Hotel Alassio 

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Una chiacchierata con il direttore del Grand Hotel Alassio a tema design, hotellerie sostenibile e lusso gentile. Ecco gli argomenti affrontati insieme a Gianluca Borgna, giovanissimo professionista che ho avuto l’opportunità di conoscere grazie a Edenpark Firenze.

“Con i piedi nel mare, ma col cuore nella storia e lo sguardo sul futuro” questo è un po’ il motto del Grand Hotel Alassio. Cosa significa, non in termini di marketing, ma in termini di orgoglio e di responsabilità verso il territorio gestire questa struttura?

Il Grand Hotel Alassio è parte di un piccolo gruppo, nato nel 2021, che si chiama Talassio Collection. Tutto nasce da un rebranding totale di quelle che sono le strutture di una piccola realtà legata a una famiglia monregalese, la famiglia Vinai, che ha recuperato nel 2010 questa struttura storica che per 55 anni era stata chiusa. È questo il vero fil rouge che lega il Grand Hotel Alassio e la Talassio Collection. Obiettivo del gruppo è concentrarsi su grandi storie del passato da recuperare, fattore che si ritrova in tutte le nostre strutture. Il Grand Hotel Alassio rinasce dopo tanti anni di inattività, con un progetto di gentrificazione, non solo una ristrutturazione. È stato un investimento faraonico che ha recuperato una parte della città che era stata completamente lasciata all’incuria più totale. Stessa cosa è successa all’Isola d’Elba, dove una struttura completamente abbandonata ha visto poi nascere sei ville. È partito così un concetto di ospitalità molto green che negli ultimi tre anni ha visto impennare i fatturati di quasi il 200%. Tutto quello che riguarda il recupero del passato ha un fine molto nobile: si tratta di storie che tornano in auge grazie agli investimenti di una famiglia. Ospitalità familiare fatta da una famiglia, principalmente per famiglie, qui al Grand Hotel Alassio. Un riposizionamento totale che ha coinvolto anche il design dell’interior e dell’outdoor della struttura. Quando sono entrato qui per la prima volta ho notato subito un grande contrasto, molto affascinante: la facciata in stile liberty, recupero dei tempi che furono, e gli interni, molto minimalisti e moderni. Così negli ultimi due anni abbiamo deciso di giocare molto su questo contrasto, evidenziando sempre di più l’anima contemporanea interna. Poi abbiamo anche l’offerta talassoterapica, vera eccellenza italiana e il nostro connubio tra offerta ricettiva e arte – ospitiamo in questo momento 4 mostre pop-up – che crea nella mente dell’ospite qualcosa di indelebile e forte.

Come è nato il progetto di outdoor insieme a Edenpark Design?

Il progetto insieme è nato in un consiglio d’amministrazione di fine 2020, quando, dopo una stagione molto positiva nonostante il problema Covid, abbiamo deciso tutti insieme di dare un twist ai nostri arredi esterni. ll progetto è stato un gran lavoro di squadra: infatti, la bellezza di lavorare in questo gruppo – un gruppo che mi ha dato a soli 33 anni la possibilità di diventare Direttore Generale – è proprio il nostro team. Il nostro Consiglio di Amministrazione – con l’Architetto Olivia Vinai, Nicola Vinai, Marco Marocchi ed io – ha sviluppato un progetto che poi, tramite Matteo Chimenti, un amico storico di uno dei nostri soci, è arrivato ad Edenpark, scelto come main partner insieme a Talenti, perché ci piaceva l’idea di andare su un brand che ricordasse subito un certo modo di fare lusso. Una linea abbastanza minimale che però si lega molto alla logica marina. Insieme all’azienda abbiamo rifatto il bar e tutti gli ambienti esterni con i bellissimi ombrelloni di Edengarden che hanno dato un nuovo look&feel a tutto l’outdoor. Tutto quello che abbiamo fatto è stato fatto insieme. Olivia è architetto e ciononostante ha deciso di coinvolgermi nella diverse fasi progettuali. Di questo sono orgoglioso anche perché io sono molto appassionato di questo mondo, pur non avendo degli studi di architettura alle spalle. Seguo molto il design e tutto quello che riguarda la bellezza in generale. Insieme alla proprietà abbiamo voluto dare un twist totale al nostro outdoor. E direi che ci siamo riusciti. Non ci siamo appoggiati a uno studio di progettazione, ma abbiamo fatto tutto in house con il supporto tecnico di Edenpark.

Si nota subito che sia spazi comuni, interni ed esterni, che quelli privati delle 62 camere dell’Hotel dialogano tra loro e sono figlie di un mood che è forte ma coerente in tutti gli ambienti. Quando si progetta un outdoor per un luogo così prestigioso, incastonato in un paesaggio unico e invidiato da tutto il mondo, ci sono delle accortezze progettuali particolari da tenere in considerazione?

Quando fai qualsiasi intervento in un albergo, la prima cosa che devi fare è guardare la cartina geografica, guardarti intorno, leggere il territorio e cercare di rimanere attinente alla tua idea di posizionamento. Questa è una cosa che fanno in pochi. A volte si vogliono fare le cose belle solo perché sono costose: in realtà, l’importante è mantenere sempre un’idea e un percorso da seguire. Nel caso del Grand Hotel Alassio è un percorso che la proprietà ha iniziato nel 2010 e negli ultimi 2 anni abbiamo voluto dargli un posizionamento ancor più specifico, indicando una via anche per il futuro con una logica che prevede l’aggiunta di nuove proprietà al portfolio del gruppo.

Quello del Grand Hotel Alassio viene definito beachy design. Come si fa a caratterizzare una struttura così imponente e storica con delle scelte estetiche e stilistiche che devono inevitabilmente incontrare il gusto di una platea eterogenea e internazionale?

Questo non è un lusso impegnativo, perché abbiamo scelto un percorso di accoglienza che porta l’ospite ad arrivare a togliersi la cravatta, a stare rilassato, a mollare tutti i problemi. E il design deve assecondare questo percorso. La spiaggia, i letti, i salottini esterni, il nuovo gazebo, il bar sulla spiaggia, la possibilità di organizzare una private dinner direttamente sulla sabbia, sono tutti passaggi di una nostra idea di ospitalità. Siamo uno dei pochi posti in Liguria, e forse anche in Italia, a essere un resort perfetto per le famiglie ma non soltanto per famiglie. Ognuno qui può trovare la sua dimensione.

C’è una sfida in quanto direttore del Grand Hotel Alassio in cui ti piacerebbe imbarcarti?

Il prossimo obiettivo è entrare in un’affiliazione del mondo del lusso facendo diventare questo gruppo un esempio nazionale per quanto riguarda l’esperienza da far vivere agli ospiti. Il secondo è far diventare Talassio Collection ancora più grande, ampliando il numero di strutture, magari con l’aggiunta di un luogo in montagna. Obiettivi su cui stiamo già lavorando. Il nostro team è al completo nonostante la situazione nazionale e internazionale, probabilmente perché qui si sta bene. Abbiamo sistemi di formazione continua, un sistema di welfare aziendale – difficile da trovare in un’azienda familiare – e tante altre piccole attenzioni che fanno davvero tanto la differenza. Teniamo molto al benessere delle nostre persone e dei nostri collaboratori e vorrei davvero provare a creare un mondo dell’hotellerie sostenibile e farlo diventare un modello virtuoso da quale tutti possano trarre esempio.

Quante persone lavorano in questo hotel?

Siamo un’ottantina di persone. E siamo al completo come staff, nell’anno in cui difficilmente le strutture hanno i team al completo. Questo è motivo di orgoglio. 

Perché investire in uno spazio esterno? Quale offerta ritiene necessaria in questo ambito per la vostra clientela?

Quando si pensa a un albergo di mare, si pensa subito allo spazio esterno, perché è quello che viene vissuto di più. Lo spazio esterno è quindi fondamentale, anche perché noi abbiamo una stagione molto lunga, aprendo ad aprile e chiudendo a gennaio. Siamo fortunati perché in questa area della Liguria ci sono quasi 250 giorni l’anno di sole, la temperatura è piacevole anche d’autunno.

Ci sono stati particolari feedback da parte della clientela dell’hotel in merito alla scelta degli arredi outdoor?

Tutti molto positivi. Alcuni ospiti che non venivano a soggiornare da prima del covid sono rimasti proprio stupiti. Lo stravolgimento dell’outdoor con il cambio degli ombrelloni e l’aggiunta del bar con il salottino è stato davvero molto gradito.

Quanto è importante dare continuità a un progetto di outdoor design scegliendo un partner che non solo padroneggia il mercato ma che fa della personalizzazione progettuale la sua punta di diamante?

È fondamentale sia per la personalizzazione che per la costanza con cui ti puoi rivolgere a un partner che magari intuisce già i tuoi bisogni e ti viene incontro con le richieste.

È ormai assodato che ogni struttura ricettiva si deve concentrare sulle esperienze da offrire alla sua clientela, piuttosto che unicamente sui servizi. In che modo il Grand Hotel Alassio progetta le esperienze per i suoi ospiti?

Quest’anno abbiamo introdotto una persona dedicata a disegnare le esperienze degli ospiti. Si tratta di un guest experience manager, che si occupa, dall’arrivo alla partenza, di provare a creare un percorso cucito su misura su quello che l’albergo e la destinazione offre.

Un ospite può avanzare delle richieste specifiche?

Assolutamente sì. E riusciamo ad accogliere sia quelle più semplici che quelle più complesse. Dalla visita all’isola Gallinara in barca fino all’elicottero che porta gli ospiti a Monaco. Ci sono barche che in mezz’ora ti portano a Portofino o a Saint Tropez. E avere una persona di riferimento che si occupa di ogni richiesta è il massimo.

C’è un aneddoto che porti nel cuore legato alla direzione del Grand Hotel Alassio che ci vuole raccontare?

Questo per me è stato il primo incarico, ottenuto nel 2020, quando avevo 33 anni. Quindi tutti i miei aneddoti sono legati a questo posto. Uno in particolare è legato al ferragosto 2020, durante una cena in spiaggia. Due avventori, Simona e Federico, mi chiedono di poter pernottare in Hotel nonostante fosse sold out. Al che decido di fare loro una sorpresa, portandoli in una suite molto bella, forse la più bella tra le nostre, che in genere non viene prenotata alla vendita diretta ma assegnata in occasioni speciali. Succede che lui decide di fare a lei la proposta di matrimonio proprio quella sera. Dopo 6 mesi mi chiamano per comunicarmi che si vogliono sposare al Grand Hotel Alassio e chiedono a me di poterli sposare sulla spiaggia. Hanno festeggiato qui le loro nozze e da allora fra noi è nata una grande amicizia e un legame fortissimo con questo albergo. 

Oltre a essere il direttore del Grand Hotel Alassio, so che sei il creatore di un format che si chiama “Lusso Gentile”. Parlacene in modo più approfondito.

Lusso Gentile nasce tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, al termine del mio primo anno di direzione. Al termine del quale io mi sono guardato un po’ allo specchio e ho cercato di capire quale fosse la mia vera identità, perché forse nel mio primo anno di direzione mi ero ispirato ai Direttori che avevo incontrato durante la mia carriera ma non avevo ancora trovato la mia vera identità. E mi sono chiesto chi volessi essere da grande. Ho da sempre una personalità molto forte e volevo dare vita a qualcosa che mi potesse davvero rappresentare. Lusso Gentile è nato da una chiacchierata insieme a Gianpaolo Grossi, direttore generale di Starbucks Italia, un mio grande amico. Insieme abbiamo creato un movimento che potesse portare il concetto di lusso verticale sul valore delle relazioni. È nato questo movimento che racchiude alcuni tra i manager più importanti d’Italia, non solo dell’ospitalità ma anche del fashion, del design e di altri ambiti. L’obiettivo è lanciare una sorta di bollino di qualità per le aziende che rispecchiano una certa aspettativa valoriale. Sapere che un’azienda è di Lusso Gentile, ti fa capire che quella azienda ha determinati valori che condivide con i propri collaboratori e con tutto il proprio ecosistema. Lusso Gentile è per me una grande gioia quotidiana ed un movimento che, secondo me, farà molto parlare di sé nei prossimi anni. Perché c’è davvero bisogno di gentilezza.

Allestimenti outdoor al Grand Hotel Alassio a cura di Edenpark Firenze

2 commenti

  • Intervista molto interessante. Ho Alassio nel cuore perché, oltre che essere genovese, amo la Riviera. Ho lavorato per molti anni nel turismo e pertanto sono felice di vedere rinascere una struttura abbandonata da decenni.

    • Ciao Federico, quello del Grand Hotel Alassio è un approccio nuovo all’Hotellerie, soprattutto in aree molto battute dal turismo. L’idea che si possa recuperare il passato, migliorandolo e adattandolo al mondo e alle richieste correnti deve diventare un modello virtuoso da implementare anche altrove.

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