Alessio Gianotti: da Sottsass a Kossi Aguessy, intervista al designer di Ivrea

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Il percorso professionale di ogni designer nasce da una serie di circostanze ed occasioni legate inevitabilmente alla sua storia personale. Alessio Gianotti è un giovane designer di Ivrea, città della fabbrica dei mattoni rossi, l’Olivetti, l’azienda che ha fatto la storia dell’innovazione e del design italiano.
Abbiamo già conosciuto Alessio per Anaconda, l’intrigante vaso modulare di ispirazione esotica. Oggi, oltre ad affrontare tematiche di design e progettazione, scopriremo come il designer vive il suo approccio alla creatività.  

Come è nata la tua passione per il design, Alessio? Qual è la tua storia come designer?

Provenendo da Ivrea, città dell’Olivetti e dell’informatica, sono già cresciuto in un ambiente che definirei fertile per la creatività. Ma il vero e proprio colpo di fulmine è scattato nell’estate dell’ultimo anno di liceo, quando, ristrutturando casa, mi sono trovato circondato da riviste legate all’ambito dell’interior e del product design. Sono rimasto affascinato da quel mondo e ho deciso di  iscrivermi al Politecnico di Torino, laureandomi prima in Disegno Industriale e successivamente in Ecodesign. Da lì è partita la mia avventura.

Ivrea deve sicuramente essere stata una fonte di ispirazione e un forte stimolo creativo, ma cosa ti appassiona veramente del mondo del design?  

Mi affascinano tutti gli aspetti legati alla creatività e alla progettazione: la pittura, la musica, il cinema, l’architettura, la grafica e via dicendo. Sono tutti aspetti separati tra loro ma legati dalla stessa passione per la creazione, dalla stessa volontà di tradurre le emozioni in materia. Mi piace trasformare un’idea in qualcosa che possa migliorare la vita di tutti i giorni.

A parte la culla creativa che ha fatto maturare la tua dedizione alla creatività, puoi farmi qualche nome da cui ti piace prendere ispirazione o che ammiri particolarmente?

Se dovessi fare un solo nome sarebbe quello di Kossi Aguessy, designer che ho avuto la fortuna di conoscere e che mi ha sempre affascinato per la semplicità e l’eleganza che è riuscito a coniugare nelle sue creazioni.

Kossi Aguessy designer

Poi non posso non citare Mies van der Rohe per il suo minimalismo dirompente sia in ambito di disegno industriale che architettonico.

Mies van der Rohe with his Barcelona armchair

Infine, un nome contemporaneo, lo studio Nendo, apprezzo molto il lavoro che fanno.

Nendo studio chair

A quale icona storica del design sei particolarmente legato?

Credo di essere di parte in questo caso. Essendo di Ivrea, non poteva che essere dell’Olivetti il prodotto a cui più di tutti sono affezionato. Mi riferisco alla macchina da scrivere “Valentine” di Ettore Sottsass che ritengo stupenda per diversi motivi: dalla portabilità dell’intero corpo macchina, inserito nella propria custodia rossa, alla trasgressione dei tratti rispetto a quelli del passato (ricordiamo che è uscita sul mercato a fine anni ’60), sino ad arrivare all’innovazione generale che questo prodotto ha donato al mondo delle macchine da scrivere.

"Valentine" by Ettore Sottsass

Hai un desiderio in particolare legato alla tua professione?

 

Il desiderio più grande è sicuramente quello di continuare a fare ciò che amo e vedere realizzate le mie idee in maniera concreta, sottoforma di prodotti ed ambienti. Non ha prezzo sapere che qualcosa che hai ideato e realizzato possa piacere talmente tanto a qualcuno sino al punto di vederlo diventare parte integrante della sua vita quotidiana.

Alessio Gianotti with his Anaconda vase
Detail of Anaconda vase

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Alessio Gianotti

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